La questione ultras, mai affrontata seriamente, è riesplosa prepotentemente nell’ultimo mese. I fatti accaduti prima e durante Inter-Napoli del 26 Dicembre, con la morte di un ultrà fuori lo stadio e gli ululati verso Koulibaly durante il match, lo stesso atteggiamento riservato al calciatore juventino Kean dai bolognesi in Coppa Italia, i cori antisemiti (giallorosso ebreo) e razzisti (questa Roma qua sembra Africa) dei laziali verso i romanisti sempre durante la Coppa Italia (contro il Novara, quindi neanche in occasione di una sfida contro i loro rivali), e i manifesti in alcune strade di Roma con la scritta «Lazio, Napoli, Israele, stessi colori, stesse bandiere. Merde» rivelano un intensificarsi di questo fenomeno. E in più, purtroppo, c’è scappato anche il morto.

Questi episodi, anche drammatici (una morte non naturale lo è sempre), hanno riportato l’attenzione sulla complessità del mondo ultras, con la violenza ed il razzismo che vivono al suo interno. Non vogliamo criminalizzare l’intero tifo organizzato, ma certo non diciamo una sciocchezza se ricordiamo che da decenni violenza e razzismo trovano casa negli stadi italiani, particolarmente nei settori in cui risiedono le tifoserie organizzate. Questa escalation degli eventi potrebbe anche far pensare ad un accordo trasversale tra le frange più estreme delle tifoserie italiane, come se volessero mandare un segnale di sfida alle istituzioni, pur combattendosi tra loro, ma questa è una nostra supposizione. Quello che è certo, invece, è che non si può andare avanti così, perché le conseguenze sono negative anche per l’immagine di tutto il Paese, non solo per il calcio. Nessuna indulgenza si deve avere verso chi è violento, dentro e fuori la struttura. Il fatto che i comportamenti violenti succedano fuori lo stadio, che si tratti di una piazza, di un parcheggio o dell’autogrill di turno, non deve certo rappresentare una scappatoia legale per questa gente. Si tratta pur sempre di persone che vivono sul territorio italiano, e devono essere punite come chiunque altro che violi la legge.

Ci sarebbero ancora tante altre cose da aggiungere, per questo abbiamo parlato di un semplice sguardo sul mondo ULTRAS, poiché le nostre riflessioni non possono essere esaustive, ma certamente quello che vediamo è raccapricciante. Quello che possiamo fare, è ricordare alle varie componenti della nostra società il ruolo che devono esercitare per affrontare la situazione: la scuola, per una educazione migliore (soprattutto dal punto di vista civico) che andrebbe inculcata, i mezzi di informazione, che dovrebbero sempre condannare questi atteggiamenti, anche quando provengono dalle tifoserie del proprio “bacino di utenza”, le istituzioni sportive e ovviamente le società di calcio, che non devono più tollerare certi comportamenti né mettersi in condizioni di farsi ricattare, ma tagliare con coraggio quei legami malsani con certe frange della propria tifoseria.