Bearzot, un precursore dei tempi

In questo 2017 ricorreranno i novant’anni della nascita di Enzo Bearzot, il Commissario Tecnico della Nazionale Italiana di calcio al quale tanti di noi siamo ancora affezionati – forse quello al quale tutti siamo affezionati – che ci ha lasciato nel 2010.

Il Vecio (vecchio, così era soprannominato) non ha sempre avuto vita facile alla guida della Nazionale, in particolare nel 1976, quando fallì la qualificazione agli Europei in Jugoslavia, e soprattutto nel 1982; in occasione dei Mondiali di Spagna, tramutatisi poi nel trionfo sportivo che sappiamo, Bearzot dovette difendersi prima dalle critiche per l’esclusione del capocannoniere Roberto Pruzzo in favore di Paolo Rossi (appena rientrato dalla squalifica per lo scandalo scommesse), poi da quelle che gli piovvero addosso durante la prima fase a gironi, con la qualificazione alle spalle della Polonia, facendo appena meglio di Peru e Camerun.

Il tecnico friulano, anche nei momenti più difficili, sapeva fare da scudo alla squadra, mantenendo un rapporto sincero con ogni calciatore. Inoltre era anche un buon conoscitore dell’animo umano, poiché con ciascuno dei giocatori sapeva dialogare anche su argomenti extracalcistici che interessavano agli stessi. Ad esempio con Paolo Rossi, amante dell’arte, parlava di pittura prima che si addormentasse. Sapeva anche infondere sicurezza in ciascuno di essi, anche quando nei loro club vivevano un momento difficile.

Sempre a proposito di Paolo Rossi, l’eroe di Spagna, ricordiamo che nelle prime quattro partite non aveva segnato neanche una rete, e alla fine di ogni incontro Bearzot lo rincuorava dicendogli che avrebbe segnato nella partita successiva. Sappiamo tutti come è andata …

Bruno Conti raccontò che, prima dei Mondiali del 1982, aveva subìto un infortunio piuttosto fastidioso, e Bearzot lo tranquillizzò dicendogli di non affrettare il recupero per tornare in nazionale, perché il posto tra i convocati glielo avrebbe conservato.

Con Marco Tardelli, che a causa della tensione nervosa dormiva pochissimo la sera prima delle partite, il Mister trascorreva diverse ore la notte a parlare, aiutandolo in tal modo a gestire la tensione.

Pur essendo il responsabile tecnico Bearzot sapeva, da buon psicologo, che l’allenatore deve anche ascoltare le indicazioni dei suoi uomini. Fu così che, dopo la partita vinta con il Brasile, confrontandosi con Zoff e Scirea, decise che Bergomi andava riconfermato anche in semifinale contro la Polonia. Anche Bergomi, allora diciannovenne, non aveva giocato tutte le partite del campionato appena finito, eppure Bearzot aveva deciso di puntare su di lui… e anche con lui la scelta si è rivelata azzeccata.

Da tutto questo si evince quanto Bearzot, nella gestione del gruppo, fosse decenni avanti rispetto ai tempi, molto prima che si parlasse di mental coaching o delle capacità gestionali che oggi devono possedere i manager. A suo ulteriore merito, va aggiunto che il tecnico friulano riusciva a ottenere il meglio dalla squadra riuscendo a compattarla ma senza svuotarla psicologicamente, come invece oggi si imputa ad alcuni allenatori molto quotati come Mourinho e Conte, e ciò non fa altro che confermare la grandezza anche umana del personaggio.

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