L'origine della parola "tifoso"

In Italia, nei primi anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, il calcio riprende la sua attività, nonostante la guerra si sia portata via numerosi giovani, tra cui anche molti sportivi.

Il Paese è uscito da un periodo molto duro, ma le partite fanno nuovamente registrare una grande affluenza di persone agli stadi; in quest’epoca di “rinnovato fervore agonistico”, le cronache dei giornali sportivi dell’epoca narrano di comportamenti degli spettatori da "Far West".

In una partita giocata sul campo del Casale, l’arbitro Barlassina venne bersagliato con una fitta sassaiola al termine della partita da parte degli spettatori della squadra locale, poiché non aveva concesso un rigore ritenuto sacrosanto (“Il calcio italiano”, Vol.I, Edizioni C.E.N.I.D.A.). Sempre dalla stessa fonte, viene riportato un altro episodio di notevole gravità che si verificò allo stadio di Modena dove il pubblico, imbufalito dalla sconfitta, se la prese con l’arbitro Bellandi portandosi fin fuori gli spogliatoi per contestarlo.

Per evitare la folla, Bellandi si travestì per non essere riconosciuto, e invece di recarsi alla stazione di Modena per prendere il treno, noleggiò un taxi che lo condusse a tutta velocità alla stazione di Reggio Emilia. Due spettatori del Modena, però, si accorsero della “manovra diversiva”, presero anch’essi un’automobile e iniziarono un inseguimento a folle velocità raggiungendo l’arbitro alla stazione. Bellandi, che aveva un fisico da peso massimo, seppe difendersi dai due facinorosi, ma purtroppo gli anni successivi ci hanno descritto altri episodi violenti – anche di maggiore intensità – con conseguenze ben peggiori, sia per gli arbitri che per i calciatori “colpevoli” di aver perso, disonorando la maglia. Questi episodi di “follia collettiva” indussero a chiamare “tifosi” gli appassionati di calcio, prendendo il sostantivo in prestito dai vocabolari medici, proprio per indicare che la passione per il calcio è contagiosa e pericolosa.

Come si evince da questi due episodi, la degenerazione del sostegno alla propria squadra, non a caso definita “tifo” come la malattia, in Italia ha origini piuttosto vecchie, addirittura antecedenti l’avvento del Fascismo. In un periodo più vicino ai nostri giorni, riportiamo (fra i tanti) un altro evento certamente poco edificante e potenzialmente pericoloso, più che violento, che accadde in occasione di Inter-Atalanta del 6 maggio 2001: il lancio di un motorino (!!!) dalle gradinate della curva da parte dei tifosi della squadra milanese. Quest’ultimo episodio, che avrebbe potuto avere gravi conseguenze sulla incolumità fisica degli altri spettatori presenti, evidenzia anche il problema della (poca) sicurezza negli stadi.

Gli eventi descritti dovrebbero far riflettere tutti quelli che, ogni qualvolta si verifica un fatto di cronaca increscioso in uno stadio di una città del Sud, tirano in ballo il degrado morale e civile delle città coinvolte, il disagio dei giovani e meno giovani che non hanno un lavoro, o evocando in alcuni casi la sicura presenza di organizzazioni criminali alle spalle di questi fatti (e che in certi casi potrebbe anche esserci, ma che non rappresenta un elemento “sistematico” di ogni violenza negli stadi). Ci sono evidentemente fattori più complessi che riguardano sia la sfera intima dell’individuo che la sua appartenenza sociale.

2 commenti

#1
Ersilia ha detto: « Grazie a questo articolo ho scoperto l'origine della parola "tifoso" e ho appreso tante altre notizie interessanti 👌👍 »

#2
V.D.L ha detto: « Ho letto da poco l'articolo sulla storia della violenza negli stadi.
Complimenti!
»

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