La Capuleti? Una grande... ispiratrice!!!

Giulietta è 'na zoccola! Così tuonava lo striscione srotolato allo stadio San Paolo dai tifosi partenopei in occasione della partita Napoli-Verona del campionato 1988-1989. La Giulietta protagonista dello striscione era nientepopodimenoche: Giulietta Capuleti! Sì, proprio lei! La soave quattordicenne morta tragicamente per amore, nonché creatura partorita dalla fervida fantasia del drammaturgo inglese William Shakespeare!

Ma quali sono le ragioni di questo gesto tanto iconoclasta? Come scritto prima, l'episodio risale alla partita di ritorno Napoli - Verona del 1989. I tifosi partenopei erano stati accolti dai veronesi con striscioni che invocavano l'intervento "epurativo" del Vesuvio, e così al ritorno i napoletani pensarono bene di replicare con quello striscione dal sapore, per così dire, shakespeariano-boccaccesco. Una brillante "vendetta" della tifoseria partenopea per gli insulti subiti dai veronesi nella partita di andata.

Ma quella non era solo una frase tipica da striscione, semmai un piccolo capolavoro di arguzia, che - pur se scomodando il genio shakespeariano - voleva essere uno sfregio "scherzoso" alla storia dei due giovani innamorati, simbolo della città di Verona.

Una "risposta", tanto sagace, da diventare "storica" ed ispirare il libro di Cristiano Militello, intitolato appunto Giulietta è 'na zoccola, pubblicato da Kowalski Editore nel 2007. In seguito, il libro di Militello piacque così tanto all'autore televisivo Antonio Ricci da spingerlo a chiedergli di portare lo spirito del libro in televisione con "Striscia lo striscione", rubrica di Striscia la notizia ormai divenuta mitica.

Ma quello non fu un gesto isolato: infatti, nel 1996, sempre in occasione della partita Napoli-Verona, un altro striscione non lasciava più ombra di dubbio: «La storia ha voluto Giulietta zoccola e Romeo cornuto.» Ennesima risposta esemplare ad una certa tendenza "xenofoba", che in altre curve italiane si è andata ad accentuare sin dalla fine degli Anni Ottanta, anticipando di poco quelle assurde tendenze separatiste del "Carroccio" di Umberto Bossi.

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