La coscienza di Zeman

Uno dei personaggi sportivi che maggiormente divide l’opinione degli appassionati di Calcio ha soffiato le candeline il 12 maggio scorso, compiendo ben settanta anni! Stiamo parlando del Mister Zdeněk Zeman.

Celebre è la frase nella quale egli afferma che la popolarità del gioco del Calcio non è dovuta agli interessi di strutture "esterne" ad esso, ma al fatto che in ogni parte del pianeta è possibile trovare un bambino che gioca a pallone, lamentando però anche la graduale trasformazione di questo sport in un business. Zeman non è certo un uomo banale che nelle interviste si limita alle solite frasi di circostanza, né tantomeno ha peli sulla lingua, e questo – al di là dei risultati sportivi altalenanti – gli ha creato non pochi problemi nel mondo spesso convenzionale e talvolta omertoso del Calcio.

Ricordiamo, infatti, la questione doping sollevata dalle interviste rilasciate dal boemo nell’estate del 1998, con tutto ciò che ne è seguito, al punto che la sua stessa carriera ha subìto una fase discendente non solo per propri demeriti dal 1999 in poi (NdR: l’ultimo suo anno alla guida della Roma, quando il Presidente capitolino Sensi a malincuore non gli rinnovò il contratto, facendo poi capire che confermare il Mister avrebbe significato essere in guerra contro il Palazzo).

Nato nel 1947 a Praga, capitale dell’allora Cecoslovacchia (oggi Repubblica Ceca), nel 1969 decide di trasferirsi definitivamente in Italia, a Palermo, dove già da molti anni viveva suo zio materno Cestmir Vycpàlek, ex calciatore della Juventus e successivamente importante allenatore dei bianconeri, che gli ha trasmesso la passione per questo gioco. Laureatosi all’ISEF con una tesi in medicina dello sport, Zeman si è sempre contraddistinto sia per un gioco molto offensivo (del suo 4-3-3 parleremo più avanti) che per la notevole intensità della preparazione atletica.

Riguardo a quest’ultimo aspetto, infatti, è risaputo quanto il tecnico boemo faccia sgobbare i suoi calciatori, ma è indiscutibile che le sue squadre mantengono per quasi tutto l’anno una condizione fisica notevole. Il suo lavoro recupera anche quelle metodologie del passato che sono ancora efficaci, come ad esempio una fase iniziale delle preparazione atletica del precampionato in cui per diversi giorni si lavora solo sul fondo, evitando esercizi con il pallone per non far incorrere gli atleti in strappi muscolari. Anche la fase di potenziamento muscolare è particolarmente dura, con i calciatori costretti a camminare caricandosi sulle spalle un compagno di squadra per rinforzare la muscolatura, e ancora con un altro esercizio che li vede dover salire i gradini dello stadio saltando a piè pari (che così diventano i famosi gradoni della fatica!).

Riguardo ai risultati ottenuti, se valutiamo la carriera di Zeman guardando solo alle coppe e agli scudetti vinti allora il bilancio è deficitario, ma secondo noi la vittoria non è solo la conquista dello scudetto. Anzitutto, bisogna considerare vittorie anche le promozioni da una categoria inferiore a quella superiore (il Licata che sale in C1 dalla C2, il Foggia ed il Pescara promossi dalla serie B alla serie A), poi ricordiamo anche le due stagioni con la Roma (dal 1997 al 1999) dove ha ottenuto un quarto ed un quinto posto, quando il Presidente giallorosso Franco Sensi non aveva ancora effettuato i massicci investimenti degli anni a seguire. Stagioni assolutamente positive sono da considerare anche i campionati in A con il Foggia, dove Zeman ha fatto esplodere giocatori come Shalimov, Rambaudi, Baiano e Signori (con gli ultimi due che hanno giocato anche in Nazionale).

L’allora Presidente del FoggiaPasquale Casillo, nel 1992, cedette tutti i migliori calciatori di quel gruppo, rimpiazzandoli con elementi semi-sconosciuti presi dalle categorie inferiori (non solo dalla serie B ma qualcuno anche dalla C1 e dalla C2), e nei due campionati successivi il Foggia ottenne la salvezza e al secondo anno stava per qualificarsi in Coppa Uefa, e questo secondo noi vale quanto e uno scudetto programmato da una grande società! Stagioni positive furono anche il primo anno in serie B con la Salernitana, nonché la permanenza in A del Lecce che risultò avere il secondo attacco più prolifico del campionato, 67 reti, solo una in meno della Juventus.

Riguardo al suo gioco, Zeman è stato uno dei primi in Italia a giocare a zona, con pressing esasperato e ricorso alla tattica del fuorigioco. Ha sempre prodotto goal a raffica, con numerosi calciatori che sono stati valorizzati e migliorati dal boemo. La lista annovera non solo gli attaccanti del Foggia dei miracoli, ovvero Baiano, Rambaudi e Signori, ma anche Totti ha visto migliorare il suo gioco, divenuto più concreto con gli schemi di Zeman, poi ci sono stati altri calciatori che hanno svolto (Cassetti, Shalimov, Di Biagio) o stanno svolgendo (Vucinic, Verratti, Insigne, Immobile) una splendida carriera e che sono passati sotto i suoi allenamenti ed insegnamenti. Ancora, ricordiamo altri calciatori che hanno vissuto la loro annata migliore sempre con il Mister di Praga, come Marco Del Vecchio (NdR: centravanti della Roma che segnò 18 reti in una sola stagione), oppure altri meno noti come Vignaroli nella Salernitana, Capparella nell’Avellino o Bojinov nel Lecce, che prima e dopo l’esperienza con Zeman non hanno saputo ripetersi.

Non solo il modulo 4-3-3 da lui preferito, ma anche molti schemi di gioco e movimenti degli atleti (verticalizzazioni, tagli in diagonale e suddivisione delle zone del campo in triangoli) sono stati ripresi e rielaborati da allenatori che attualmente stanno facendo molto bene, come Jurgen Klopp e Maurizio Sarri. Alla luce di quanto scritto finora, pensiamo quindi che il contributo di Zeman al calcio italiano sia stato notevole, più di quanto gli almanacchi non dicano, e speriamo che possa continuare ancora ad insegnare calcio.

Forse molti appassionati di Calcio si saranno chiesti se Sdengo (così lo chiamava Pasquale Casillo, il suo Presidente ai tempi di Foggia), voltandosi indietro, avrebbe rifatto quelle dichiarazioni sul doping. Noi di NapoliBiZ pensiamo che, con la solita coerenza che lo ha sempre contraddistinto, avrebbe comunque seguito la sua coscienza... Sì, “La coscienza di Zeman”, come cantava Venditti in una canzone del 1999 che gli rendeva omaggio. Tanti auguri Mister!

1 commento

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Mariano T. ha detto: « Tanti auguri Mister !! »

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