Riformare il Calcio Italiano? Una proposta

Noi della Redazione di NapoliBiZ, nell’articolo Perdenti d’Italia, scritto poco dopo la clamorosa eliminazione dell'Italia dai Mondiali 2018, parlammo delle innegabili colpe dell’ex C.T. Ventura, ma sostenemmo anche che i problemi della Nazionale riflettevano la crisi di tutto il Calcio italiano, con evidenti responsabilità di Tavecchio e della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio). Quest’ultima ha visto sfumare quasi 80 milioni di euro proprio a causa della mancata qualificazione, per cui occorrono provvedimenti.

Per analizzare il problema, partiamo da un dato: in Italia circa il 62% dei calciatori sono stranieri e solo il 38% italiani, e questo rapporto numerico secondo noi deve essere quantomeno invertito, poiché limita le possibilità di emergere per molti ragazzi nostrani. Le attuali normative rendono più conveniente acquistare all'estero, scoraggiando l’investimento sui giovani calciatori italiani (come sono lontani i tempi in cui lanciavamo Totti, Del Piero, Vieri, Montella e tanti altri!). Con la mancanza di investimenti sui giovani, perde efficacia anche la funzione sociale dello sport. Chi avrebbe più interesse a creare o gestire campi e palestre (e sappiamo quanto sono importanti per allontanare i ragazzi dalla strada)?

La nostra proposta, da realizzare nel prossimo lustro, è quella di ridurre a 8 il numero di stranieri che un club può tesserare, senza distinguerli tra comunitari ed extracomunitari. Per fare ciò, la FIGC dovrebbe spingere in sede europea per modificare la Sentenza Bosman (NdR: dal nome del calciatore che nel 1995 fece ricorso alla Corte Europea), che stabilì che le società dell’Unione possono ingaggiare un numero illimitato di calciatori comunitari. La nostra proposta obbligherebbe le società ad avere 15 italiani sui 23 elementi disponibili, portando la loro presenza al 66%. Di conseguenza, i club sarebbero indotti a curare maggiormente il proprio settore giovanile, per non essere costretti ad acquistare a prezzi troppo alti i migliori giovani italiani da altre società. Una riforma così coraggiosa, però, presuppone una diversa distribuzione degli introiti derivanti dai diritti televisivi, con più denaro anche ai club piccoli, i quali alleverebbero giovani talenti nostrani senza acquistare mediocri stranieri. Così le società meno ricche, rese più solide economicamente, reggerebbero meglio il confronto tecnico con quelle più grandi, e alla lunga ne guadagnerebbe l’intero movimento anche dal punto di vista finanziario, perché un campionato tecnicamente più valido diventa più appetibile per le Emittenti televisive commerciali.

Le nostre squadre, dopo iniziali difficoltà, potrebbero trarre giovamento da una riduzione di stranieri, non potendo competere con Nazioni calcisticamente più ricche come l’Inghilterra. Il Governo certamente vedrebbe di buon occhio una riforma che, aumentando il numero di calciatori italiani nelle squadre, soddisferebbe sia esigenze sociali che economiche: più denaro rimarrebbe in Italia e meno ne andrebbe all’estero, alimentando pertanto la nostra economia.

Infine, è fondamentale che la FIGC investa in strutture, per dare ai ragazzi dei luoghi in cui stare, ma anche sugli allenatori per giovani, figure assolutamente importanti ma poco remunerate rispetto ai colleghi delle squadre maggiori. Questa parte del progetto potrebbe coinvolgere ex calciatori di successo che abbiano anche una immagine pulita, in modo da poter dare ai giovani importanti insegnamenti sia tecnici che morali, educandoli al rispetto dell’avversario e alla lealtà sportiva.

3 commenti

#1
Ciro ha detto: « Il calcio italiano deve essere rifondato dalle basi. Io gli stranieri (comunitari ed extracomunitari) li abbasserei a 6. Così il calcio italiano può rinascere e torneremo quelli di una volta »

#2
Giuseppe ha detto: « È difficile riformare il calcio italiano se invece di gente competente nominano amici e parenti dei politici ... »

#3
I.G. ha detto: « Non credo che il Calcio italiano si possa riformare da un giorno o all'altro. Nonostante la bontà della proposta, il Calcio tricolore è un sistema e come tale non vede mai positivamente i cambiamenti. »

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